COVID-19: attività chiusa e affitto del locale da pagare! Come poter chiedere la riduzione dell’affitto.

Numerose sono le preoccupazioni di #commercianti, #artigiani e #imprenditori in questo difficile 2020. La profonda crisi economica innescata dall'Emergenza Sanitaria da Nuovo #Coronavirus, attanaglia il nostro Paese.

Gli ultimi decreti nazionali emanati che prevedono l’obbligo di chiusura di molte attività, non hanno fatto altro che purtroppo mettere in ginocchio una categoria già ‘precaria’.

L’emergenza legata al Coronavirus potrebbe presumibilmente avere ripercussioni anche sui contratti d’affitto degli immobili ad uso non residenziale. I locatori di questa tipologia di immobili potrebbero ritrovarsi nella imprevista condizione di non poter far fronte al canone di #affitto.

La legge in questi casi potrebbe venire in soccorso di questa categoria, vediamo come.

La giurisprudenza all’art.1464 prevede “l’impossibilità parziale sopravvenuta” per esempio per gli incassi non percepiti, che rende possibile l’oggettiva riduzione del canone di affitto. Nel caso di specie l’Emergenza Sanitaria da Nuovo Coronavirus ha reso il locatore dell’immobile parzialmente impossibilitato a versare l’intero canone pattuito. Resta inteso che la situazione di “parziale impossibilità sopravvenuta”, non può considerarsi come definitiva.

La giurisprudenza inoltre, all’art.1256 prevede la “temporanea impossibilità a adempiere” come per esempio a seguito degli ultimi decreti nazionali emanati dal Governo che prevedono la chiusura di molte attività commerciali e non. Gli incassi non percepiti potrebbero determinare “l'impossibilità di adempiere al canone stabilito da contratto” per il periodo di chiusura dell’attività. Anche in questo è prevista l’oggettiva possibilità di #riduzione del canone di affitto, e resta in ogni caso inteso che la situazione di “temporanea impossibilità ad adempiere”, non può considerarsi come definitiva.

Un’ultima salvaguardia è quella della “eccessiva onerosità sopravvenuta” prevista dell'art. 1467 per la quale si potrebbe chiedere la risoluzione del #contratto evitando il tempo di preavviso normalmente previsto di sei mesi, oppure la modifica non unilaterale dei termini del contratto. Questo è il caso in cui l’attività ritiene che la crisi innescata dall’epidemia sanitaria da COVID-19 sia economicamente irreversibile tanto da portare alla cessazione dell'attività.

Pertanto, la prima cosa da fare se si ritiene di essere difronte ad una delle situazioni sopra, è inviare al proprietario dell’immobile non residenziale una comunicazione scritta tracciabile (PEC oppure Raccomandata con ricevuta di ritorno) con la quale comunicate il vostro disagio, dovuto alla emergenza sanitaria da COVID-19, e richiedete per esempio la riduzione del canone per il periodo di chiusura forzata dell’attività contemplata dai decreti emanati dal Governo.

Sono anche tutelati i titolari di attività che hanno stipulato una polizza assicurativa che copre anche tali evenienze. In questo caso basterà semplicemente attivarla segnalando alla compagnia l'accaduto per ottenere gli indennizzi giornalieri previsti dalla stessa.

Ciò nonostante, appare opportuno evidenziare che nel caso in cui il proprietario dell’immobile ad uso non residenziale non dovesse recepire le tutele di legge in vigenza in questi casi di Epidemia Sanitaria da #COVID19, pertanto, non ponendosi con spirito comprensivo e collaborativo (#insiemecelafaremo) considerando gli eventi e l’indiscussa crisi economica dovuta a cause di forza maggiore, imprevista e temporanea, o in quei casi in cui il contratto di locazione sottoscritto non preveda espressamente nulla in tal senso a tutela del locatore per impossibilità sopravvenuta ad adempiere alle proprie obbligazioni, la relativa parziale impossibilità ad adempiere al versamento di parte del canone potrebbe non essere riconosciuto automaticamente e, pertanto, nell’ipotesi in cui non venga accolta la propria richiesta, seppur giustificata da una forza maggiore o da una impossibilità sopravvenuta, il #Consumatore avrà comunque la possibilità di adire le vie legali per la tutela dei propri diritti. #andràtuttobene

23 Marzo 2020

A cura di:

Referente ACCI, perito Antonella Vinella

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